La crescita del Paraclimbing nel mondo
Il Paraclimbing combina sfida e inclusione, permettendo a persone con disabilità di arrampicare. Scopri l'ispirante storia di Simone Salvagnin.
Paraclimbing: una disciplina di inclusione e crescita personale
Il Paraclimbing, o arrampicata sportiva per disabili, è una disciplina che consente a persone con disabilità fisiche, sensoriali o intellettive di confrontarsi con le pareti d’arrampicata. Gli atleti coinvolti sono spesso scalatori che hanno subito danni fisici permanenti ma anche persone con disabilità che scoprono questa attività per la prima volta. Le pareti artificiali hanno reso l’arrampicata più accessibile, offrendo non solo sfide sportive ma anche benefici educativi, terapeutici e sociali.
Le Associazioni che promuovono il Paraclimbing
La F.A.S.I. (Federazione Arrampicata Sportiva Italiana) e l’IFSC (International Federation of Sport Climbing) sono i principali enti promotori del Paraclimbing. Dal 2017, grazie alla collaborazione con la FISDIR, l’arrampicata è riconosciuta come disciplina agonistica per persone con disabilità. Le competizioni includono specialità come lead, boulder e speed, suddivise in categorie per garantire equità:
- Disabilità visive: B1 (ciechi totali), B2 (ipovedenti gravi), B3 (ipovedenti moderati).
- Disabilità motorie: categorie differenziate per amputazioni o limitazioni del movimento (es. AU1, AU2, AL1).
Pareti e percorsi adattati per ogni esigenza
Le pareti d’arrampicata per il Paraclimbing sono progettate o adattate per rispondere alle diverse esigenze degli atleti, garantendo inclusività e sicurezza.
Per le disabilità visive vengono utilizzati punti tattili e guide vocali: prese e appigli sono contrassegnati con texture differenti per facilitare l’orientamento al tatto, mentre percorsi dotati di segnali sonori aiutano gli atleti ciechi a localizzare il tragitto o a ricevere indicazioni dai compagni o dalla guida.
Per le disabilità motorie, le pareti possono avere angoli di inclinazione regolabili, che agevolano l’arrampicata a chi usa protesi o ha forza ridotta negli arti inferiori. Gli appigli sono spesso più grandi o sagomati per essere utilizzati con una sola mano o in presenza di movimenti limitati. Inoltre, imbragature speciali garantiscono stabilità a chi arrampica da seduto o con supporti meccanici.
Per quanto riguarda le disabilità intellettive, vengono studiati percorsi visivamente semplici, con colori ben distinti per ciascun itinerario e indicazioni visive chiare. Sistemi di feedback immediato, come luci o segnali, confermano i progressi e incentivano la motivazione, rendendo l’esperienza più coinvolgente e accessibile.
Specialclimbing: più che uno sport
I progetti di Specialclimbing promuovono la salute, la prevenzione e la riabilitazione per le persone con problematiche legate all’area psico-sociale, psichiatrica e delle dipendenze. Si rivolgono in particolare a persone con disabilità intellettiva, giovani a rischio di marginalità sociale, con disturbi dell’attenzione e problemi di condotta.
Si riferisce anche a chi, per problemi economici, non potrebbe praticare sport.
Le finalità dello Specialclimbing non sono agonistiche ma riabilitative e terapeutiche, per favorire la cura, il reinserimento o l’inclusione delle persone.

Simone Salvagnin, fonte immagine
Simone Salvagnin: un esempio di crescita e inclusione nel Paraclimbing
Simone Salvagnin, atleta della Nazionale di Paraclimbing, rappresenta il potenziale trasformativo di questo sport. Affetto da retinite pigmentosa, Simone ha affrontato difficoltà personali trovando nell’arrampicata un modo per rinascere. Dal 2013 è un punto di riferimento per il movimento, collaborando con guide come Alessandro Biggi e allenatori d’eccezione come Patxi Usobiaga.
Intervista a Simone Salvagnin
dal sito Up-climbing.com
Simone è un atleta della nazionale di paraclimbing con disabilità visive che gareggia come B2. Nato nel 1984 a Schio, sotto le Dolomiti, Simone fa il fisioterapista, è appassionato di musica e di avventure, insomma è uno spirito libero.
Quali sono i tuoi ricordi legati allo sport?
“Sono sempre stato legato allo sport […], trekking, corse campestri e altri sport all’aria aperta hanno sempre fatto parte della mia quotidianità. I miei sono sempre stati molto avventurosi, viaggi in Jeep nel Sahara e cose del genere […]. Mio zio invece era nel soccorso alpino, insomma montagne e avventura hanno sempre fatto parte della mia famiglia.”
Come è stata la scoperta della malattia?
“Verso i dieci anni mi è stata diagnosticata la retinite pigmentosa, una malattia che lentamente mi sta togliendo la vista. Il grosso della perdita è avvenuto tra i 15 ed i 25 anni, più o meno, ed ora che ne ho 31 vedo chiari e scuri. Lentamente ho perso interesse per molte cose e alla difficoltà della malattia si sono aggiunte questioni personali delicate che hanno reso il peso della situazione insopportabile.
Verso i 15 anni ho smesso di fare sport del tutto ma poi, grazie ad un sociologo, ho iniziato a suonare le percussioni africane ed è stata una sorta di rinascita. […] Suonare le percussioni è molto fisico e da lì ho riacquisito fiducia e voglia di muovermi. Verso i 23 anni, mentre ero a Firenze per studiare fisioterapia, ho ripreso a scalare, prima in palestra e poi fuori, dove mi muovevo sul 6c-7a.
Verso i 28 anni un grave peggioramento mi ha levato una certa percentuale della vista. Poi, mentre ero in ospedale, ho conosciuto Dino Lanzaretti che aveva in programma un lungo viaggio ad est, in bici, lungo la Via della Seta. Non ci ho pensato molto, volevo andare anch’io. E’ stato un viaggio che ha destato un grande interesse mediatico… è stata la svolta! Potevo esprimermi, tirare fuori quello che ero e che pensavo, cose che per anni non avevo fatto!
All’epoca conobbi un atleta della Nazionale che mi parlò della situazione del Paraclimbing e mi sono detto “proviamo”! Da lì ho intrapreso una carriera che mi sta dando molte soddisfazioni e dal 2013 sono anche Rappresentante nell’IFSC degli atleti.
Com’è in Italia la situazione del Paraclimbing?
“E’ un movimento in crescita e siamo la sola nazione ad avere Coppa e Campionato! Non è facile trasferire le disabilità motorie in gesto atletico ma sempre più persone stanno prendendo parte al progetto e tutto sta assumendo dimensioni più grandi, tanto che si sta lavorando molto anche su nuovi regolamenti.
Al momento sono seguito da Alessandro Biggi che è diventato la mia guida quasi per caso: ad una gara, neanche molto tempo fa, mi sono trovato senza guida e Alessandro si è proposto. Non avevamo mai fatto nulla insieme, è stato un vero salto nel buio ma c’è stato subito un feeling particolare e la gara è andata bene.
<<Se questo è l’inizio>> ci siamo detti, <<la strada promette bene>> e da lì stiamo andando avanti.”
E poi si è aggiunto un allenatore d’eccezione…
“Giusto… verso metà novembre ho conosciuto il grande Patxi Usobiaga. Ha mostrato subito interesse per me e si è preso a cuore la mia preparazione!
Insieme a scalatori come Ondra, Sharma e Edu Marin aiuta anche il sottoscritto[…].
Siamo io, Alessandro e Patxi, dove Ale fa da guida e da compagno in falesia, mentre Patxi cura l’aspetto tecnico[…].”
Sei un atleta Montura, azienda per la quale lavori, di cosa ti occupi?
“Per Montura, che ringrazio tanto perché mi tiene nell’organico sia come atleta che come dipendente, lavoro nella comunicazione: ho mansioni di consulenza, pubbliche relazioni e organizzazione eventi. Tengo anche seminari e sono spesso in giro oltre a portare sempre avanti i miei progetti personali. […]”
La crescita del Paraclimbing in Italia e nel mondo
L’Italia è all’avanguardia, con una Coppa e un Campionato dedicati al Paraclimbing. Il numero di partecipanti cresce costantemente anche grazie a nuove strutture, regolamenti inclusivi e atleti motivati che dimostrano come lo sport possa abbattere barriere. Anche Paesi come Russia, Spagna e Giappone hanno registrato un forte aumento di atleti e costruito strutture dedicate. Questa crescita testimonia l’interesse globale per uno sport che unisce competizione e inclusione.
Il futuro del Paraclimbing in continua evoluzione
Con il continuo sviluppo di strutture accessibili, l’ampliamento delle categorie competitive e l’impegno di atleti e organizzazioni, il futuro del paraclimbing appare promettente. Questa disciplina rappresenta un esempio di come lo sport possa diventare un motore di inclusione e crescita, abbattendo barriere e creando opportunità per tutti.

fonte immagine: International Federation of Sport Climbing






